Mag 6, 2016 - Arte e cultura    No Comments

Un “biglietto da visita” per Milano

Decumano massimo

Anticamente, le genti che giungevano da Roma erano accolte da un monumentale arco onorario. Ma, se fossi stato un viaggiatore,sarei rimasto ancor più strabiliato dal viale porticato che conduceva in città. Infatti, lungo oltre mezzo chilometro (600 metri) era sede di moltissime botteghe, taverne e portici laterali. L’imperatore Graziano quando decise di stabilire la sua residenza a Milano nel 381 d.c. fece realizzare questo progetto come un grandioso “biglietto da visita”. Secondo le ricostruzioni più accreditate, la struttura sembra assomigliare a quella di un enorme centro commerciale. Graziano inoltre, da imperatore accorto, strinse una profonda collaborazione con l’allora vescovo Ambrogio. Proprio in quel periodo, il futuro santo, aveva dato l’avvio alla costruzione di quattro basiliche che andavano ad innestarsi lungo gli assi principali del traffico cittadino. Oggi, di questi luoghi, resta ben poco. Qualche traccia però si conserva nella toponomastica meneghina. L’antica via d’accesso alla nuova capitale dell’Impero, oggi prende il nome di Corso di Porta Romana. La superstite basilica ambrosiana intitola ai Santi Apostoli e quella che oggi chiamiamo di San Nazaro Maggiore.

S. NazaroQuello che colpisce maggiormente del complesso basilicale è la mole squadrata che affaccia sull’omonima piazza. Nulla o quasi lascia trasparire che si tratti dell’accesso ad un edificio religioso. Questa sorta di torre è in realtà la Cappella Trivulzio e svolge la funzione di vestibolo della chiesa. L’aggregazione di questo mausoleo all’ingresso dell’edificio di culto rende l’architettura come un unicum di tutta la storia dell’arte. La Cappella Trivulzio, qui mostrata in una foto d’epoca, è opera di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, e venne edificata sull’area del precedente quadriportico della chiesa. Mirabili sono i sarcofagi che ospitano le spoglie di alcuni membri della famiglia Trivulzio posti in alcune nicchie della fascia mediana, a circa 5 metri dal suolo. L’estrema sobrietà ed eleganza del mausoleo hanno anticipato i canoni imposti dalla controriforma e rivisitano alla maniera rinascimentale gli archetipi classici.

Questa “anticamera” conduce alla cosiddetta Basilica Apostolorum. Qui prima di entrare dobbiamo sostare un momento… stiamo per visitare la più antica chiesa a croce latina della storia dell’arte occidentale. Quando ho avuto il piacere di visitare la basilica sono stato accolto dalle note profonde e riverberanti dell’organo. La musica e l’ambiente sobrio hanno contribuito a creare una tensione spirituale palpabile per tutta la durata della visita. Le meraviglie si rincorrevano leggere, si susseguivano senza dare tregua. Rapito voltavo lo sguardo all’interno dell’abside maggiore. Sopraelevato di alcuni gradini rispetto alla navata, troviamo l’imponente e barocco altare maggiore, completamente realizzato in marmi policromi. A destra dell’altare si trova un ambiente chiamato “basilichetta di San Lino” di periodo altomedievale dove sopravvivono alcuni resti di affreschi. Nel transetto destro troviamo una bellissima Ultima Cena rinascimentale di Bernardino Lanino che da sola vale il “prezzo” della visita. Mentre nel transetto sinistro è imperdibile l’altare di Sant’Arderico dove il contrasto tra le statue in legno chiaro poste sopra l’ancona in marmi scuri creano un effetto poetico e irreale.

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Prima di accedere alla cappella di Santa Caterina d’Alessandria, occorre soffermarsi a guardare il Presepio ligneo di scuola tedesca; l’oro scintillante e il legno “brunito” creano un effetto suggestivo che invita a perdersi negli infiniti dettagli, nei piani scenici e nella complessità dell’opera. Salendo alcuni gradini, ci troviamo nella cappella e qui incontriamo due capolavori che esigono un’attenta analisi. Uno è l’affresco raffigurante il Martirio di Santa Caterina d’Alessandria, opera del già citato Bernardino Lanino  e di cui ho voluto selezionare un particolare dove un personaggio mi ricorda il Tyrion Lannister di Game of thrones. L’affresco ricopre interamente una strombatura ad arco a tutto sesto sulla parete sinistra della cappella. Il secondo è la vetrata policroma dipinta, opera di Luca da Leida, in cui sono raffigurate Scene della vita di Santa Caterina d’Alessandria… un vero e proprio gioiello dell’arte da riscoprire e amare.

Buona passeggiata.

Carlo Fulginiti – Churchspotter

 

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